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I bastradi di Pizzofalcone

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Inserito il:
luglio 2013

Autore:
Maurizio DeGiovanni

Casa Editrice:
Einaudi


Pizzofalcone. Un distretto di Napoli non molto vasto ma assai popoloso, che abbraccia una parte dei Quartieri spagnoli e va giù fino al lungomare. Un distretto variegato, fatto di quattro mondi: basso proletariato, borghesia impiegatizia, alta borghesia commerciale e aristocrazia, tutto concentrato in un’area di tre chilometri lineari. 
Piccolo ma strategico. È questo che pensa l’ispettore Lojacono quando il commissario Di Vincenzo gli propone il trasferimento. Pizzofalcone sarà strategico e sarà un inferno, ma sarà sempre meglio che rimanere lì con un capo che gli sta profondamente antipatico. Lojacono è un ispettore investigativo di origine siciliana, ma dai tratti somatici orientali. Per questo tutti lo chiamano “il Cinese”. Napoli era stata la sua punizione, dopo che alcune gole profonde, in Sicilia, gli avevano attribuito legami con la mafia. Risolvere un caso importantissimo dopo pochi mesi dal suo arrivo e arrestare “il Coccodrillo”, il serial killer che aveva gettato la città nel panico, non gli era bastato per guadagnare la stima dei suoi colleghi, che adesso lo stavano candidando per l’“ambito” distretto di Pizzofalcone. 
Un commissariato chiuso per infiltrazioni camorristiche. Alla fine di una lunga indagine della digos, quattro dei sei agenti che vi lavoravano erano stati arrestati per traffico di cocaina. Gli unici a uscire illesi erano stati l’anziano sostituto commissario Giorgio Pisanelli e il vice sovrintendente Ottavia Calabrese, entrambi con incarichi amministrativi. Gli altri erano stati sospesi e sostituiti in fretta e furia con il peggio che i commissariati limitrofi potessero offrire: quelli che tutti ormai chiamavano “I Bastardi”. Oltre al sospetto mafioso Lojacono e al giovane commissario di belle speranze (e piglio da venditore di aspirapolvere) Luigi Palma, il commissariato poteva annoverare tra i suoi nuovi acquisti un giovane raccomandato e invasato con l’aria da attore di fiction, Marco Aragona, e due mezzi psicopatici, Alessandra Di Nardo e Francesco Romano, una con la mania delle armi da fuoco e l’altro, depresso e violento, con il vizio di pestare di botte i sospettati. 
I Bastardi di Pizzofalcone hanno una cosa in comune: non hanno niente da perdere. Sarà per questo che quando il cadavere della bella signora Festa, moglie del notaio, viene rinvenuto con il cranio fracassato nel suo elegante appartamento sul lungomare di Napoli, gli agenti si tuffano nelle indagini con sorprendente zelo. 
Lasciata la Napoli aristocratica e decadente degli anni Cinquanta, in cui Maurizio De Giovanni ha ambientato la sua nota serie dedicata al commissario Ricciardi, è la Napoli attuale e più nera quella che viene descritta in queste pagine. Un nuovo interessante commissario protagonista, che i lettori hanno già conosciuto nel romanzo Il metodo del coccodrillo (Mondadori, 2012) si aggira per le strade di una città sempre più immersa nel “Noir mediterraneo” e sempre meno indulgente verso i suoi abitanti. Quello che ne viene fuori è un romanzo poliziesco dalle curve classiche ma dalla spinta propulsiva contemporanea. Dialoghi veloci, linguaggio della strada, situazioni tratte dalla cronaca nera, ma anche un ampio spazio per la descrizione di una città sempre più feroce, pur nella sua opulenta bellezza. De Giovanni emerge attraverso l’aria salmastra partenopea con una scrittura fluida e trascinante e imbastisce un classico romanzo poliziesco deduttivo, che ha per protagonista un ispettore dal grande fiuto, dal ragionamento sottile e con un’attenzione quasi maniacale per i particolari. Lojacono è implacabilmente noir, anche nella sua turbolenta vita privata, come lo sono tutti i Bastardi di Pizzofalcone: talmente imperfetti da sembrare veri

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